Frozen (Chris Buck, 2013)

frozenWhat a tragedy: Frozen is good. Not amazing, excellent, brillant. Just good.
I generally go through various phases of hysterical adoration for any Disney film. It takes me a while to see flaws and put them in perspective, so it was fairly worrying that I couldn’t really get excited about Frozen, not even while watching it.

There isn’t one main reason why I was so underwhelmed. Almost everything was good, but not brilliant; it’s like they started on the project and didn’t get the time to develop it properly, leaving some bits in a not quite ideal stage. The trolls are great, Kristoff and Sven are great. Olaf is a good concept, but it doesn’t come out as well; it reminded me of those animations that are put in commercials for children.

Anna looks like Rapunzel and both the male protagonists have something of Flynn Rider – yes! It does mean that they look quite a bit like each other. This might be taken as a uniformity in style on Disney’s side, but it just really looks like they were being a bit lazy.

The story is already full of humour and funny moments, so additions like the Duke shouting and waving his arms seem quite unnecessary. This is especially annoying considering that his screen time could have been Elsa’s — the one character that has been made perfectly in every way. From her storyline to her songs to her style — those tiny snowflakes in her hair! — she is just one notch over all the others.
While the main storyline deserved all the attention it could get, so much time was wasted with silly comedy moments from side characters, which could have been found another way, especially with Kristoff/Sven/Olaf in the scene.

What is great about Frozen is that once again (and surprisingly, considering Brave had been presented as a one-off) it goes against the princess taboo, with everyone giving hell to Anna about wanting to get married to a stranger. I have to admit I really hadn’t seen that coming, and I was really pleasantly surprised.

Here, have the clip of Let It Go and wish that the entire film was like this.

Advertisements

Il Grande e Potente Oz (Sam Raimi, 2013)

ozMa quanto bel CGI, Sam Raimi, ma quanto bel CGI.

Oz the Great and Powerful racconta la storia di come Oz, all’anagrafe Oscar Diggs, un illusionista truffaldino che, scappando dalla sua ultima avventura finita male a bordo di una mongolfiera, si ritrova improvvisamente ad Oz.

Il prequel de “Il Mago di Oz” ripercorre in maniera piacevole alcuni elementi dell’originale: la prima parte è girata con un frame quadrato ed in bianco e nero, mentre nella parte principale del film i colori esplodono, così come gli occhi dello spettatore. Il magico mondo di Oz torna sul grande schermo in una sinfonia di effetti speciali; gran parte delle location è ricostruita a computer, così come lo sono due dei personaggi principali, China Girl e la scimmia volante Finley. Questo però è uno dei casi in cui gli autori si sono lasciati prendere la mano: il dettaglio con cui è stata ricreata Oz è ammirevole, ma purtroppo si perde nel continuo succedersi di eventi e movimenti impazziti della cinepresa, sì finendo per causare più nausea che meraviglia.

In un tentativo pregevole di uniformare l’aspetto visuale del film, anche gli attori veri vengono plastificati; tra la magia del make-up e lo smarmellamento computerizzato, le protagoniste femminili (ma anche James Franco) sono improvvisamente private di ogni ruga, ma anche di ogni espressione facciale. L’intero film è, molto appropriatamente ma forse esageratamente, irreale.

Non è solo l’aspetto visivo ad avere dei problemini. Trattare gli spettatori come degli idioti non è mai una buona idea: Oz the Great and Powerful è un continuo spiegone, un continuo riassunto di cos’è successo dall’inizio del film ad allora, una completa rottura di balle. La trama si muove velocemente in un turbine di inseguimenti, ricerche e allegre sfilate di costumi bizzarri, ma ogni volta che i personaggi aprono bocca viene voglia di strapparsi le orecchie: non c’è la minima traccia di ironia, non c’è una battuta di spirito che sia una. A Oz il sarcasmo è chiaramente illegale, perché i personaggi sono spappolati nella loro bidimensionalità.

L’unico elemento spassoso dell’intero film è ovviamente James Franco, che prende pochissimo sul serio quello che sta facendo; sembra di poter leggere nei suoi occhi la frase “Guardate, sono James Franco e sono in un film da bambini! Guardate come faccio il burlone!”. Quando Michelle Williams, Rachel Weisz e Mila Kunis (tutte bravissime, per carità, visto il materiale con cui stavano lavorando) declamano i loro sbrodolamenti melodrammatici, Franco sembra costantemente sul punto di scoppiare a ridere loro in faccia.

Un altro dettaglio che ha fatto rivoltare le viscere a me, giovane femminista imbizzarrita: con ben tre coprotagoniste femminili, il salvatore dell’umanità e unico in grado di regnare su Oz è sempre e solo un uomo. Le tre streghe hanno poteri incommensurabili, hanno governato per anni (distruggendo il regno, ok, ma era il piano malefico di Evanora!) e ancora una volta serve un mago maschio per riportare l’ordine. Il messaggio non è particolarmente rilevante nel contesto del film, ma non fa che amplificare la mia irritazione nei confronti degli sceneggiatori.

Oz the Great and Powerful è un film Disney costruito nella maniera più classica: ogni personaggio ha il suo ruolo definito, non c’è spazio per ambiguità e livelli di interpretazione diretti agli adulti, le donne vengono messe al loro posto da un uomo (Merida, torna da noi). L’effetto generale non è devastante, ma non vale nemmeno i soldi del biglietto per chi non sia un fan feroce del 3D e vada a vederlo per ragioni puramente tecniche. Non fatemi pensare a quel che potevo fare con le £12 del biglietto dell’IMAX. Almeno ho visto la faccia di James Franco alta come un campo da calcio.

file under: Seriamente?!
voto finale: 2/5
coefficiente pianto 1/5: Chi ha meno di 6 anni potrebbe rimanere traumatizzato da Mila Kunis.
trivia: Allarme titoli di testa strepitosi!