The Bling Ring (Sofia Coppola, 2013)

the bling ring review Si capisce che non ho una mente criminale perché non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di cercare gli indirizzi delle celebrity online, andare a casa loro mentre non ci sono e saccheggiare i loro guardaroba.

L’idea di base è quella di tutti i suoi film: “sono ricco e annoiato, quindi fammi fare ‘na cazzata”. Tra il 2008 e il 2009, un gruppo di teenager di famiglie benestanti si dedicò effettivamente a stalkare celebrity su TMZ e fare razzia di vestiti e accessori nei guardaroba delle loro case vuote. Tra le vittime ci furono Paris Hilton, Lindsay Lohan e Orlando Bloom.

Dopo il delirio senza senso che era Somewhere, è bello vedere un film di Sofia Coppola in cui c’è effettivamente una storia, per quanto semplice. Al settimo furto il ciclo ripetitivo di azioni comincia a diventare un po’ noioso, ma questo non fa che amplificare come per i protagonisti questa fosse diventata un’attività ordinaria.

La fotografia sempre uguale di Sofia Coppola si adatta perfettamente a questo film: tra mille inquadrature di borse e scarpe di colori brillanti e slow motion di gente che balla, il minutaggio che se ne va inutilmente è come sempre abbastanza alto, ma almeno c’entra con quello che sta succedendo. Purtroppo queste interruzioni nella storia, che dapprima sembrano funzionali al racconto, finiscono per formare una specie di nulla cosmico che risucchia l’attenzione. Diventa più divertente strepitare “OH MY GAWD!” che seguire il film.

Emma Watson, star di punta nella promozione del film, è probabilmente la peggiore del cast. Sarà stato l’accento americano che la metteva in difficoltà, ma il respiro profondo prima di ogni battuta era insopportabile. Alcune scene sono così tremende che non posso tuttora credere che la Coppola non avesse dei take migliori da montare.

È stupefacente leggere l’articolo originale di Nancy Jo Sales The Suspects Wore Louboutins e scoprire quanto poco sia stato inventato dalla Coppola, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi, non sia inventato. Molti dialoghi sono tratti da video d’archivio, dall’articolo, ma anche dal reality show Pretty Wild, che filmava il membro del Bling Ring Alexis Neiers (Emma Watson nel film). Guardando il film i dialoghi sembrano – per l’appunto – da film; è bizzarro scoprire che c’è gente che dice davvero quelle cose.

Il pregio di The Bling Ring è che i personaggi sono così grotteschi (forse non volontariamente, in alcuni casi) che forse sarà più difficile attirare la stessa adorazione imbecille di tutte le pixie manic dream girls del reame che gli altri film della Coppola avevano attirato. Idolatra la vita delle star vittime del furto, mostra la vita glamorous dei ladruncoli, ma riesce comunque a dipingerli come dei cretini e quindi, in qualche modo, a condannare quello che hanno fatto.

L’unica cosa che mi era rimasta in precedenza dai film di Sofia Coppola era la nausea. Sebbene non sia un film eccezionale, The Bling Ring marchia a fuoco i pericoli dell’ossessione degli americani con le celebrity, ma anche a naturalezza con cui i giovani americani si accostano alla criminalità (e non solo sparando ai compagni di classe), per me una fonte continua di stupore.

file under: la perplessità avanza: da rivedere.
voto finale: 3/5
coefficiente pianto 0/5

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2 thoughts on “The Bling Ring (Sofia Coppola, 2013)

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