Argo (Ben Affleck, 2012)

Nel 1979, durante la Rivoluzione Iraniana, un gruppo di studenti musulmani entrò nell’ambasciata americana a Tehran e prese in ostaggio tutti gli impiegati che stavano lavorando nell’edificio. Sei di loro riuscirono però a scappare prima di essere catturati e si rifugiarono nella casa dell’ambasciatore del Canada; come riuscì il governo U.S.A. a riportarli a casa? Questo è quello che racconta Argo. Gli eventi che seguirono sono quasi troppo assurdi per essere veri: l’agente della CIA Tony Mendez usò i suoi contatti a Hollywood per organizzare l’intera produzione di un film fantascientifico, intitolato per l’appunto Argo, in modo da poter andare in Iran fingendo di cercare una location ed invece riuscire a recuperare gli ostaggi.

L’operazione è stata protetta dal segreto di Stato fino al 1997. Per fortuna di Ben Affleck, nessuno ad Hollywood aveva ancora girato un film al riguardo; per fortuna nostra, Ben Affleck ha fatto un lavoro magistrale appena è riuscito ad arraffare i diritti.

Argo dura due ore esatte e non ha un solo punto morto; è densissimo, ricco di dettagli storici e costruito in una perfetta combinazione di tutti i diversi filoni della trama. Nonostante la storia sia più o meno conosciuta e non ci voglia un genio per sapere come sia finita, o aprire Google e controllare, la tensione regge fino all’ultimo minuto. E non è soltanto un po’ di batticuore: è stringersi la faccia tra le mani e fissare lo schermo del cinema senza battere le palpebre.

Ma questo non è l’unico pregio di Argo: i thriller che fanno ridere — e non per il LOL — sono merce rara. La trama del film di fantascienza ovviamente si presta, ma grazie a momenti comici costruiti in maniera ottima e one-liners piazzati strategicamente, le risate non risultano mai forzate.Il film non perde mai ritmo e c’è molto humour anche in una storia che sulla carta ha ben poco di divertente.

Con Argo Ben Affleck dimostra di aver capito molto, se non tutto, del  mestiere del regista, ma un po’ meno di quello dell’attore. La sua performance legnosetta non riesce ad abbassare la qualità di un cast quasi perfetto che vede tra i tanti personaggi Bryan Cranston, John Goodman, Clea DuVall occhialuta, Kyle Chandler con dei capelli improponibili.

I film sui Grandi Eroi Americani tendono a far sbuffare anche lo spettatore più bendisposto, ma non Argo; fino agli ultimi dieci minuti, riesce ad essere un film onesto, senza gloria preventiva, e che poi si sbrodola solo nei titoli di coda con le foto degli anni ’70 messe a confronto con gli attori. E lì scatta il piangerone.

file under: non dite che non ve l’avevo detto
voto finale: 5/5
coefficiente pianto 4/5: almeno il lacrimone commosso quando parte la musichetta trionfale finale.

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