La leggenda del cacciatore di vampiri (Timur Bekmambetov, 2012)

Preambolo: come succede spesso, il titolo italiano mi fa così schifo che mi rifiuto di usarlo. La leggenda del cacciatore di vampiri = Abraham Lincoln: Vampire Hunter. Dài che non è difficile.

La voglia che ho di recensire Abraham Lincoln: Vampire Hunter è pari a quella di andare in giro nel cuore della notte a piantare paletti di frassino nel petto della gente. La voglia che ho di recensire Abraham Lincoln: Vampire Hunter è tale che l’ho visto un mese fa e non avevo ancora scritto una riga. Ma dopo aver visto che su Metacritic ha soltanto un 42, ho deciso di spedirvi tutti a guardarlo anche se i critici veri non concordano. Quindi ve ne parlo.

È comprensibile che la prima reazione ad un film su Abraham Lincoln cacciatore di vampiri sia una parolaccia che fa rima con “cuculo”. Seth Grahame-Smith si meriterebbe di venire preso a sassi in bocca per aver scritto quel libro*, ma ormai i proiettili d’argento sono stati sparati e noi viviamo in un mondo dove questa cosa esiste.

Questa cosa esiste, ed è anche carina. Il film segue la vita (vera) di Abraham Lincoln sin dall’infanzia, quando suo padre viene ucciso da un misterioso schiavista; si giura di ucciderlo, ma indovinate? Lo schiavista è anche un vampiro. Fuori i paletti.

Chiunque abbia visto Wanted sa che Timur Bekmambetov sa come girare una scena d’azione: il 3D gli dà ancora più spazio per giocare con calci volanti a rallentatore e proiettili che vengono sparati in faccia allo spettatore. Certe volte la tira un po’ per le lunghe – effetto “Guardate! TRE DIMENSIONI! PIÙ SANGUE!!” – ma gli ottimi effetti speciali e coreografie riescono a far mantenere la soglia minima dell’attenzione.

Non guasta che le scene d’azione siano inframezzate da una trama che può essere chiamata tale; non è niente di eclatante o particolarmente sorprendente, ma crea più del minimo sindacale di contesto per il picchiaduro. C’è anche uno sforzo pregevole e non malriuscito di intrecciare la storia fittizia con la vera vita di Lincoln, dai grandi eventi storici come la guerra tra Nord e Sud ai dettagli personali come l’incontro con la moglie.

Anche gli attori si attestano sopra il livello “cane”: ci sono volti noti come Rufus Sewell e Dominic Cooper, mentre le uniche due donne che abbiano un minimo di rilevanza sono Mary Elizabeth Winstead e (quella stragnocca di) Erin Wasson. Il protagonista Abraham Lincoln è interpretato da Benjamin Walker, carinissimo e anche bravo, ma che per ora sembra essere destinato a fare solo roba orrenda e/o period pieces.

Per l’intera durata del film mi immaginavo Robert Redford che piangeva in una stanza buia**, ma questo non vi deve scoraggiare. Se sarete in grado di abbracciare la natura completamente cialtrona di Abraham Lincoln: Vampire Hunter, riceverete in cambio un mix bilanciato di divertimento e LOL NO – non rimarrete delusi, semmai un pochino perplessi. Se invece non potete sopportare l’idea del giovane Abraham che squarta vampiri con un’ascia, aspettate Daniel Day-Lewis e Steven Spielberg che fanno i seri.

file under: per il LOL.
voto finale: 2,75/5
coefficiente pianto 0/5: no.

* Aspettate che arrivi il film di Pride and Prejudice and Zombies che poi ridiamo.

**The Conspirator mi ha profondamente segnata.

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