The Woman In Black (James Watkins, 2012)

I britannici devono aver deciso di andare nella direzione opposta dell’horror hollywoodiano: dopo The Awakening, anche The Woman In Black sceglie un’ambientazione d’epoca e una storia di fantasmi tradizionale ma efficace.

Daniel Radcliffe interpreta Arthur Kipps, un avvocato vedovo mandato sulla costa inglese a gestire il testamento e le scartoffie di Alice Drablow, una vedova da poco defunta.
Crythin Gifford non lo accoglie con affetto: gli abitanti del villaggio sembrano tutti piuttosto desiderosi di mandarlo via, e sopratutto di tenerlo il più lontano possibile dalla casa di Alice Drablow. Ma visto che potrebbe perdere il suo lavoro, Kipps non demorde e raggiunge la casa con l’aiuto di Mr Daily, un ricco abitante del villaggio che lo invita a vivere a casa sua e che sembra deciso a dargli una mano.
Ma ovviamente la casa della vedova non solo sembra spettrale: è davvero abitata da un fantasma.

Eel Marsh House si trova al centro di una palude: coperta di rampicanti, piena di chincagliera vittoriana impolverata, ragnatele e angoli oscuri, è il rifugio perfetto per uno spettro.
L’ambientazione gioca una grande parte nel creare l’atmosfera, con il palazzo che viene isolato dall’acqua con l’alta marea, il bosco che lo circonda, il piccolo villaggio di case di pietra.

Il fantasma della donna in nero è davvero pauroso sia quando è soltanto un rumore al piano di sopra o un’ombra in una fotografia, sia quando appare in primo piano (e a tratti somiglia ad un weeping angel di Doctor Who).
Il suo crimine non è quello di spaventare Daniel Radcliffe: è un fantasma che sta gradualmente uccidendo tutti i bambini del villaggio. Non c’è da stupirsi se gli abitanti vogliono che l’avvocato Kipps se ne vada e smetta di visitare la casa infestata.

Daniel Radcliffe è mediamente convincente nel suo ruolo, anche grazie ad un look che lo allontana dall’ombra di Harry Potter. Il suo personaggio rispetta tutte le regole del Protagonista Cretino che si infila volontariamente nei guai e passa la notte nella casa abbandonata.
Non è granché attivo, visto che la sua funzione principale è camminare al buio con una candela. L’aspetto migliore del film è probabilmente proprio questo: Kipps è al centro dell’azione, ma è la casa infestata a rubargli la scena. Lui si trova impantanato (letteralmente, è una palude) nel mistero, ma la magione sembra renderlo più intricato e terrificante ad ogni scena.
La scarsa prontezza di Arthur dà tempo allo spettatore di farsi domande e risondersi, giusto prima che il film arrivi e sorprenda chi pensava di aver capito tutto.

Nella sua semplicità, The Woman In Black ha la forza di essere conciso e senza pause di decompressione: anche chi non si spaventa facilmente arriva almeno a rabbrividire.

file under: non dite che non ve l’avevo detto.
voto finale: 3,75/5
coefficiente pianto 2/5: potreste piangere per l’angoscia. o per i bambini morti. ma più per l’angoscia.

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One thought on “The Woman In Black (James Watkins, 2012)

  1. Tutt’a un tratto mi è venuto in mente che avevi recensito questo film e sono venuto a rileggermi l’articolo. Ebbene, a me ha fatto schifo.
    (Segue valanga di spoiler, scappa lettore random!)
    A esclusione dell’atmosfera e della recitazione di Daniel Radcliffe non ho trovato nient’altro di positivo. La storia del fantasma non ha senso: uccide i bambini perché la aiutino a ritrovare il suo? Bene, allora perché poi continua a uccidere? E poi in che modo dovrebbero aiutarla? Tanto valeva possedere un adulto che andasse a cercare il cadavere anziché fare una strage random, no? E perché durante la riconciliazione madre-figlio si sente il figlio urlare “YOU ARE NOT MY MOTHER!”?
    Sarà che sono abituato a una certa idea di fantasma più elegante e classica (ciao The Others, non smetterò mai di amarti), ma la vedova nera mix tra fantasma, pazza e posseduta che appare e urla a caso è ridicola.
    Se mi ha fatto rabbrividire/sussultare è perché usano in maniera spropositata l’espediente del rumore forte/immagine demoniaca dopo il silenzio assoluto/calma apparente, ma era così palese quando stavano per farlo che ogni volta abbassavo il volume in anticipo.
    Per concludere: quando Daniel legge le lettere che la vedova aveva scritto alla sorella e c’è la voce fuori campo della vedova mi è sembrato di avere di fronte una soap opera. Troppo, troppo patetico.
    Forse mi è sfuggito qualcosa, ma a meno che non avrò un’illuminazione continuerò a considerarlo uno dei film più brutti che abbia visto di recente.

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