Best Animated Feature Film round up

best animated feature roundup

A Cat in Paris (Une vie de chat – Jean-Loup Felicioli, Alain Gagnol, 2010)
Il gatto del titolo si chiama Dino, ed ha una doppia vita: di giorno è l’animale domestico della piccola Zoë, e di notte è l’aiutante del ladro Nico. Le storie dei suoi due amici si intrecciano in maniera inaspettata, e danno vita ad un film che vale la pena vedere per tutti i suoi 70 minuti.
La violenza in A Cat In Paris è ovviamente limitata, ma i gangster che causano guai nella vita dei protagonisti sono cattivissimi. Non mancano i riferimenti a temi più “adulti”: Zoë ha smesso di parlare quando suo padre poliziotto è stato ucciso, e sua madre è ancora sulle tracce degli assassini mentre cerca di dare a sua figlia una vita il più normale possibile.
A Cat In Paris è tenero anche nei suoi risvolti più seri, ed è quasi straniante vedere un film animato realizzato senza il supporto di un computer. [3/5]

Chico & Rita (Fernando Trueba, 2012)
95% è lo score di Chico & Rita su Rottentomatoes. 95% è anche la percentuale del film che non mi è piaciuta, e che ha necessitato l’apporto di birra per non essermi completamente odiosa.
I film animati che hanno come target un pubblico solamente adulto non possono affidarsi troppo alla componente visiva e alla colonna – neanche se la storia parla di un pianista ed una cantante che un po’ si amano, un po’ si odiano e fanno un sacco di musica nel frattempo.
Come tutti gli altri film, devono avere una trama interessante e consistente, anche se lo spirito è semplicemente quello di “catturare un momento chiave della storia della storia e del jazz”. Se la narrazione è frammentata e i protagonisti sono entrambi odiosi, non basta lo stile piacevole del disegnatore (Javier Mariscal) a portarmi alla fine del film. E neppure le tette in cartone animato. [1/5]

Kung Fu Panda 2 (Jennifer Yuh, 2011)
Sono tornati – e già questo potrebbe bastare a far preoccupare. Per nostra fortuna, Kung Fu Panda 2 è un sequel piuttosto riuscito: le nuove avventure di Po e soci sono entusiasmanti come quelle del primo film, se non addirittura più coinvolgenti.
La Cina realizzata al computer (con ispirazioni varie e non sempre accuratissime) continua ad essere favolosa, così come le scene di combattimento – frequenti e spettacolari. Per 10% del film, persino il 3D non è fastidioso come una pugnalata nell’occhio.
Il cattivo di questo capitolo, Lord Shen, in originale ha la voce di Gary Oldman ed è davvero inquietante.
Come sempre, piace i bambini ma piace molto anche agli adulti. [4/5]

Puss in Boots (Chris Miller, 2011) [4/5]

Rango (Gore Verbinski, 2011)
Un film che inizia con un monologo potrebbe essere perfetto, o una palla mortale. Rango è un film animato che comincia con un monologo sulla recitazione, i protagonisti, gli eroi.  Un film animato densissimo – con una trama, una quantità di battute quasi insostenibile, dei personaggi che sono animali parlanti ma sono molto umani, una serie di questioni etico/morali sull’essere protagonisti della propria vita mica da ridere.
Il contesto di un film western – il paese sperduto nel nulla con un cattivo che lo minaccia, l’eroe che arriva in città per salvare la giornata – è surreale, quando i protagonisti sono lucertole con i capelli da cowboy sopra agli occhi a palla.
I gufi/caballeros che fungono da narratori sono divertentissimi e sono il tocco finale ad un film già favoloso. Ah, Lars/Rango ha la voce di Johnny Depp. Perfetto. [5*/5]

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