A Dangerous Method (David Cronenberg, 2011)

Lo so che l’avete già visto da mesi e che ne hanno già parlato tutti, ma non m’interessa. Io l’ho visto due settimane fa.

a dangerous methodUn film così disciplinato da un regista che si può permettere di dire “I think my horror films have actually influenced psychoanalysis” è il segnale che David Cronenberg ha deciso di usare un metodo decisamente pericoloso.

A Dangerous Method parla delle relazioni tra Carl Jung, Sigmund Freud e Sabina Spielrein negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale. Sabina arriva da Jung come una paziente isterica su cui sperimentare il suo metodo psicanalitico. I due (almeno nel film, perché in realtà non si sa) finiscono per superare di molto il rapporto professionale; quando Freud entra nella vita di Jung, rimane a sua volta affascinato dalla ragazza russa.

La tanto odiata Keira Knightley fa uno sforzo apprezzabile per raggiungere il livello dei suoi colleghi: a tratti è sgradevole, esagerata, come se fosse appena entrata alla drama school e non avesse ancora acquisito le finezze del mestiere, ma nel complesso non è affatto cagna.
Potrebbe contribuire il fatto che lo script la vede protagonista di scene in cui la sua mascella si estende verso l’infinito e oltre, sequenze in cui viene sculacciata o gettata in una vasca da bagno, battute che potevano essere scritte meglio di “IT’S EXCITING ME”.
Fassbender e Mortensen sono enormi come i panni che devono riempire, ma vengono anche aiutati da dialoghi intelligenti e articolati il che, in un film basato quasi del tutto sulle conversazioni tra i personaggi, non è un dettaglio da poco.

Mortensen ha dichiarato che non si sentiva affatto adatto per la parte e che, se gliel’avesse chiesto un altro regista, avrebbe detto di no. Il risultato della sua performance è eccellente, ma c’è sempre la lieve sensazione che gli venga un po’ da ridere a fare quel che sta facendo – a differenza di Fassbender, così calato nel ruolo che non sembra neanche lui.

La storia è ingabbiata in una struttura narrativa rigorosa; le pazienti isteriche (patologicamente) spiccano contro un film in cui tutto è costretto, contenuto, represso.
E’ un’idea geniale, in teoria. In pratica,  i set curatissimi e gli stupendi costumi del 1910, uniti ai dialogoni tra i tre protagonisti, non sono sufficienti a mantenere l’interesse fino ai titoli di coda.

In un mondo perfetto, Cronenberg avrebbe fatto un film inquietantissimo sulla nascita della psicanalisi, oscuro e complesso – l’opposto di A Dangerous Method, che per la maggior parte dei suoi 99 minuti è impeccabile, come  i prati curatissimi di casa Jung.
Il problema non è il contenuto né la forma, ma l’insieme: è lungi dall’essere brutto ma, nonostante nella storia sia presente, il pericolo non raggiunge lo spettatore. E un po’ ci si annoia.

file under: quando l’intervallo tra primo e secondo tempo è essenziale.
voto finale: 2.5/5
coefficiente pianto 1/5: forse uno psicanalista nostalgico potrebbe commuoversi.
trivia: c’è anche Vincent Cassel, per circa dieci minuti. Interpreta Otto Gross, e fa molto ridere. Per dieci minuti.

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2 thoughts on “A Dangerous Method (David Cronenberg, 2011)

  1. Io ci sono rimasta male, sul serio.
    Ero ansiosa di vederlo e invece mi sono trovata a intrattenermi da sola con tutti i possibili tipi di sbadiglio presenti nel repertorio umano.
    Non si capiva dove voleva andare a parare.
    Sono d’accordo col tuo voto.

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