Restless (Gus Van Sant, 2011)

Annabel è adorabile, ha un cancro che le lascia ancora tre mesi di vita ed ha (quasi) accettato il suo destino. Enoch è orfano, vive con la zia, e va abitualmente a funerali di sconosciuti. È proprio ad uno di questi funerali che si incontrano; finiscono per diventare amici ed – ebbene sì! – innamorarsi.

Nella shortlist per il premio Peggior Titolo Tradotto 2011, L’Amore Che Resta potrebbe anche ricevere una medaglia di cartone in quanto film più maltrattato dell’anno.
È vero che è pericolosamente vicino a diventare un US indie romance, che per di più tira in mezzo il cancro: ci sono carrellate sia di tristezza che di vestiti vintage, ma Gus Van Sant aggiusta il colpo con una regia misurata e a basso coefficiente pianto.

Rimane l’uso del cancro come plot device circondato da riferimenti il più vaghi possibile alla malattia – la chemioterapia che è un pixie cut, dell’ospedale si vede solo il corridoio.
Ma per una volta la lacrimosità viene ridotta a livelli accettabili, e rimane così spazio per la relazione tutto sommato piuttosto allegra tra Annabel e Enoch.
Se di solito i film sul cancro sono ad un passo dallo prendere a schiaffi in faccia lo spettatore per farlo piangere, Restless è infelice a piccole dosi, delicato come i colori pastello dei golfini di Mia Wasikowska.
Invece di pianoforti disperati c’è mezza discografia di Sufjan Stevens.

A livello anagrafico, Gus Van Sant è un tantino fuori tempo massimo per raccontare storie di adolescenti, ma anche questa volta riesce a superare la barriera dell’età con un agile balzo e creare dei teen non troppo lontani dalla realtà.
Annabel ha accettato la sua malattia con coraggio, come le dicono tutti, ma vuole ancora combattere e continuare a vivere. Enoch è immaturo, egoista, e ha disperatamente bisogno di qualcuno che lo protegga da se stesso.  Sono entrambi restless – lui non trova pace, lei non ha nessuna intenzione di trovarla.
“A person can get a lot done in three months: learn French, go to Africa, pick up the xylophone” dice Enoch ad Annabel, all’inizio dei tre mesi in cui non la lascerà quasi mai da sola.

Il personaggio migliore del film, e anche il più commovente, è il fantasma Hiroshi, un kamikaze giapponese morto durante la Seconda Guerra Mondiale. È il migliore amico (immaginario?) di Enoch, e anche una fonte di perle di saggezza per i personaggi e gli spettatori.

Restless è un film probabilmente lontano dalla realtà, che potrebbe fare schifo in tanti modi, ma che riesce a rimanere in carreggiata. Non è il miglior film sul cancro che sia mai stato fatto, anche perché essenzialmente non è un film sul cancro: è una “storia d’amore” tenera tra adolescenti disadattati, è diretto da Gus Van Sant, ed è bellino che mai. Quindi smettete di cagare il cazzo. Su.

parole da evitare in una recensione di Restless: POETICO.

file under: teenage dream – NOT.
voto finale: 3/5
coefficiente pianto 2/5: commuoversi sì, piangere no.
trivia: la tagline assomiglia in maniera preoccupante a quella di Twilight: “When you can live forever what do you live for?” contro “What do you live for?”. In effetti, Annabel ha un destino contrario a quello dello scintillante Edward Cullen.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s