This Must Be The Place (Paolo Sorrentino, 2011)

this must be the placein Italia: 14 ottobre 2011.

Non ho ricordi di una vita in cui non esistevano i cinepanettoni e i Mocciosi; sono nata nel periodo storico che ha prodotto i peggiori mostri della storia d’Italia, e credo sia per questo che accolgo con entusiasmo immotivato qualsiasi cosa sembri superare la soglia della decenza.
This Must Be The Place ci riesce, e di certo non per poco – in effetti, potrebbe facilmente essere uno dei film dell’anno.

Il rocker in pensione Cheyenne (Sean Penn) vive in Irlanda con la moglie (Frances McDormand) e fondamentalmente si annoia. Guarda Jamie Oliver in televisione, riflette sul destino dei suoi shares di Tesco, gioca a squash in una piscina vuota.
Quando però gli viene detto che suo padre è in punto di morte, decide di rivederlo dopo trent’anni e torna a New York – in nave, perché ha paura di volare. Arriva troppo tardi, ma scopre che suo padre aveva passato anni a cercare un soldato nazista che l’aveva torturato ad Auschwitz. Nonostante sia convinto che suo padre non l’abbia mai amato, Cheyenne decide di continuare la sua ricerca e vendicarlo.

This Must Be The Place contiene la crescita e la trasformazione di Cheyenne. Cercando un simbolismo che forse non c’è*, il trolley che si trascina è il bagaglio di esperienze che colleziona mentre insegue il criminale nazista, la memoria di suo padre, e (sic) il senso della sua vita, che sembra aver smarrito all’inizio del film.
Il personaggio di Sean Penn intreccia le storie di molti personaggi e  si trova in situazioni che portano nel film toni diversi: è anche un po’ all over the place, anche se non abbastanza da essere un fattore negativo.

L’elemento che lega il tutto è il cast: non ci sono personaggi piatti, né interpretazioni meno che ottime. Sean Penn è bravissimo tanto nell’approccio visivo – voce tremula, sciatica, trucco e parrucco indossati con grande naturalezza – quanto nel proporre al pubblico un’introspezione realistica e capace di portare alle lacrime.

Sorrentino ha chiaramente fatto un fanservice a se stesso (e anche a noi) inserendo nel film due scene fantastiche con David Byrne, che peraltro ha anche curato la colonna sonora del film.

file under: andate a vederlo, su, e ridete degli inglesi che per una volta lo vedranno dopo di voi (9 marzo 2012!)
voto finale: 4/5

coefficiente pianto 3/5: io non ho pianto, chi era seduto di fianco a me sì. sonoramente.
trivia: c’è tutta This Must Be The Place, suonata live, e con un set design molto figo.

*Certe volte mi lascio prendere la mano e cerco significati in tutto. E’ un difetto che mi porto dietro dalla nascita.

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3 thoughts on “This Must Be The Place (Paolo Sorrentino, 2011)

    • nella mia mente dove il mondo è perfetto e i maialini volano, Sorrentino in realtà aveva scritto la sceneggiatura in italiano e il doppiaggio sarà basato su quella. incrocio le dita per te!

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